A1, A2, A chi? – Cosa significano le categorie delle scarpe da running

categorie scarpe running

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Questo mio blog da “appassionato di corsa, che di corsa non parla mai” ha circa un anno, e dal mio primo post sulle scarpe da running Puma Faas 300  i lettori sono diventati sempre più numerosi.
Ciò mi fa un immenso piacere (se non volessi essere letto, avrei un diario segreto, non un blog), e al contempo mi stimola e tiene un po’ sotto pressione, perché voglio che chi arriva su queste pagine trovi contenuti soddisfacenti e li consulti facilmente, senza perdere tempo a sfogliare tutto il blog prima di arrivare alla scarpa da running di suo interesse.

Di recente, allora, ho assegnato ai post nuovi tag, che permettono di raggruppare le scarpe descritte secondo un nuovo criterio: la categoria.
In questo modo, chi è interessato a una certa scarpa da running in particolare, può confrontarla con le analoghe proposte di altre marche (o con le altre proposte della stessa marca) individuando facilmente la tipologia cui la scarpa appartiene anche grazie all’aggiunta delle categorie commerciali, ovvero le misteriose sigle che leggiamo sulle riviste di settore o sugli scaffali dei negozi più specializzati, che fa tanto figo usare: A2, A3,A5, tanto per intenderci.

Ma a che serve catalogare le scarpe in base a queste diciture, se non si sa che significato abbiano queste categorie?
Ho preparato un riassunto per spiegarlo.
Poiché questo post è più lungo del consueto, è disponibile anche il podcast in formato .mp3, più pratico per chi non ha tempo di leggere.
Clicca qui per scaricare gratis l’audiopost.

Categorie delle scarpe da running: cosa significano

Se è vero, infatti, che più o meno tutti sappiamo che le A2 sono le cosiddette “intermedie” e le A3 sono quelle “a massima ammortizzazione”, non è altrettanto immediato definire le A4, che negli ultimi tempi sono diventate le “stabili”, cioè quelle che offrono sostegno alla pronazione, senza avere necessariamente un’ammortizzazione maggiore delle A3 (anche se una scarpa stabile è quasi sempre anche molto ammortizzante), mentre fino a qualche anno fa rientravano in questa categoria anche scarpe da running prive di sostegno antipronazione, ma dotate di generici maggiori supporto e protezione.

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dove x è un numero naturale compreso fra 0 e 8″ (anche 6 e 7, sì).

 

A0, cosiddette “minimaliste”
Stanno conoscendo un vero boom e non c’è azienda produttrice di scarpe da corsa che non proponga il suo modello di scarpa minimalista di categoria A0, sull’onda del crescente interesse verso il natural running.
Hanno il differenziale (anche detto “drop”, il dislivello tacco/punta) ridotto al minimo, in modo da favorire l’appoggio sul mesopiede.
Sono leggerissime, tutto ciò che è superfluo viene eliminato, quindi niente intersuola ammortizzante, niente supporti antipronazione, niente conchiglie o altri dispositivi di controllo dell’appoggio.
Non solo vanno bene solo per il natural running, ma è opportuno essere anche runner leggeri e dotati di un grande controllo del proprio appoggio per poterle usare in sicurezza.
Si possono usare con una certa tranquillità per gli allenamenti di velocità in pista, poiché la terra rossa è già abbastanza soffice e perché le sessioni non sono mai troppo lunghe.

A1, cosiddette “superleggere”
Avrete sentito parlare anche di scarpe da running di tipo “racing”: sono sempre le A1.
Anche queste sono estremamente leggere e presentano un drop molto basso, praticamente nessuna ammortizzazione, né tecnologie di controllo dell’appoggio.
Si differenziano dalle A0 perché non sono progettate per favorire l’appoggio “avanzato” tipico del natural running, ma sono studiate per non zavorrare il runner “tradizionale” durante le gare.
Non sono consigliate per un uso frequente (sono “da gara” perché devono restare sporadiche le occasioni in cui si predilige la prestazione alla protezione delle articolazioni!) e non sono adatte ai runner pesanti.

A2, cosiddette “intermedie”
Si comincia a vedere un po’ di ammortizzazione e, in alcuni casi, dei dispositivi di controllo dell’appoggio, in genere per contrastare la pronazione.
Anche queste scarpe da running sono pensate per le gare, perché sono ancora abbastanza leggere e, in generale, mancano degli accorgimenti necessari affinché possano essere usate tutti i giorni in sicurezza.
I runner pesanti dovrebbero sceglierle solo per gare brevi, mentre per quelli leggeri ed esperti costituiscono il compromesso fra la leggerezza di una scarpa da indossare in gara e la protezione necessaria in una corsa lunga.

A3, cosiddette “massimo ammortizzamento”
A parte il fatto che io continuo a chiamarla “ammortizzazione”, evidentemente deviato da troppe pubblicità di automobili, le scarpe di categoria A3 sono quelle indicate in allenamento per tutti i runner, leggeri o pesanti.
Dotate di intersuola – e spesso anche della stessa suola – messa a punto per minimizzare gli effetti dell’impatto con il terreno, assorbono gli urti e proteggono, così le articolazioni.
Generalmente il dislivello fra tacco e punta è compreso fra gli 8 e i 12 millimetri, perché questa angolazione non sollecita eccessivamente il tendine d’Achille.
Di solito hanno assetto neutro, cioè non forniscono supporto antipronazione.
Vanno bene per allenamenti lunghi e lenti, per corridori lenti e/o pesanti e per le lunghe distanze.
In genere, i runner amatoriali – di cui la maggior parte di noi è fatta – dovrebbero portarsi dietro qualche grammo in più e orientarsi su questa categoria di scarpa, poiché il vantaggio della protezione supera lo svantaggio del peso.

A4, cosiddette “stabili”
Si stanno distinguendo di recente le scarpe di categoria A4, ovvero ammortizzate e protettive come le A3 (almeno in linea di massima), ma dotate di sostegno antipronazione, che permette ai runner che caricano l’interno del piede di avere un appoggio più equilibrato e saldo; in altre parole: stabile.
Al di là dell’assetto antipronazione, presentano pressoché le medesime caratteristiche delle scarpe di categoria A3, per restare sicure e confortevoli anche sulle lunghe distanze.
Ai runner che hanno un problema di pronazione molto accentuato, però, di solito si consiglia l’uso di un plantare personalizzato, da inserire in scarpe neutre come le A3.

A5, cosiddette “da trail”
Sono pesantucce, ma non è certo un difetto. Lo sono perché sono dotate di tutti gli accorgimenti necessari per proteggere il piede dalle insidie di un fondo irregolare come quello dei sentieri e delle corse off-road.
La suola presenta generalmente dei tacchetti di gomma sporgenti qualche millimetro, per favorire la tenuta di strada, e solitamente è realizzata in materiale ultra-resistente, come il Vibram.
Sono scarpe robuste, che spesso presentano inserti in gomma anche sulla parte superiore, per proteggere il piede dagli urti accidentali. La tomaia è in mesh molto fitto, per ostacolare il più possibile l’intrusione di materiale esterno, o addirittura in goretex, per proteggere dalla pioggia e dal fango.
Presentano, di solito, anche un’intersuola ammortizzante, per minimizzare l’impatto con sentieri sassosi e fondi incerti.
Sono scarpe molto specifiche e sono indispensabili per il trail running e ogni volta che si corre fuori strada: una caduta è una caduta anche in scenari meno epici di una skyrace, è sempre opportuno evitarla.

A6, cosiddette “da jogging”
Ebbene sì, esistono anche le scarpe di categoria A6, ma faccio un po’ fatica a definirle “da running”.
Vengono, infatti, chiamate “da jogging”, perché non sono scarpe tecniche e non presentano grandi tecnologie per proteggere il piede o le articolazioni, o per favorire la prestazione.
Sono soffici e confortevoli, ma piuttosto pesanti e prive dei ritrovati della ricerca nel campo del running.
… a parer mio sono un po’ “un pacco”: sono scarpe da passeggio con l’aspetto delle scarpe da corsa degli anni Ottanta.
Non sono indicate per correre perché non proteggono abbastanza. Vanno bene, al massimo, per correre dietro all’autobus.
Alcuni le definiscono adatte ai principianti, ma per esperienza credo che i principianti siano quelli che hanno bisogno di un’attrezzatura il più possibile specifica, perché non sono ancora in condizioni di controllare bene il movimento.
Data la loro spiccata natura fashion, possono essere una scelta valida per chi vuole una scarpa da passeggio comoda ed esteticamente più “rassicurante” di una vera scarpa da running ipercolorata, o per non consumare le scarpe da corsa nel quotidiano. Poiché, però, la gomma delle suole perde elasticità con il tempo, la scelta più “matura” sarebbe quella di calzare le scarpe da running fino allo sfinimento, perciò anche nel tempo libero, e sostituirle con maggior frequenza.

Alcuni fanno rientrare nella categoria A6 le scarpe da walking, inteso come la disciplina di camminata controllata che si svolge in palestra.
Suppongo che, grazie all’effetto ammortizzante del tapis-roulant, non occorrano scarpe con caratteristiche particolari, ma suppongo anche che, se la disciplina prenderà piede, qualcuno se le inventerà.

A8, cosiddette “chiodate”
Sono le scarpe con gli artigli sulla suola, adatte a chi pratica atletica leggera.
Sono leggerissime, prive di ammortizzazione e altri orpelli e possono essere usate solo in pista.
Alcuni le indicano anche per le corse campestri, ma con la maggiore diffusione delle scarpe da trail (e da orienteering) stanno via via perdendo questo uso.

E il sette?
Che fine ha fatto il sette?

(Scusate, non ho resistito alla citazione)
Le scarpe chiodate da pista vengono classificate anche come A7.
Ho indagato un po’, ma non ho trovato definizioni che distinguessero nettamente le categorie A7 e A8 e, non avendo mai praticato la corsa su pista, non ho neppure gli elementi per ipotizzare le caratteristiche specifiche dell’una e dell’altra.
Qualcuno mi può aiutare?


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